Segnalazione sito
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Cazzeggiavo sul web e mi sono imbattuto in questo serissimo blog : www.spinoza.it
Visitatelo mi raccomando; intanto copio/incollo qualcosa :
“Berlusconi va ad Onna. Ma continua a preferire il plurale.
Pronte le nuove case in Abruzzo: sono i vecchi modellini di Porta a Porta.
Il premier da Vespa: “Sono circondato da farabutti”. Poveraccio, chissà quanto gli costano.
“Mi attaccano come una mandria di tori, ma non ho paura“. Tutte quelle vacche li distrarranno.
(Ce lo vedo proprio, a sventolare un panno rosso)
Berlusconi: “Su di me lanciata spazzatura”. Avranno capito che è un bidone.
Vespa rivoluziona i palinsesti della Rai: in onda la storia degli ultimi giorni di un dittatore. Su Raitre trasmesso invece La caduta.
(Mi chiedo se anche Goebbels giurasse sui suoi figli)
Lapsus del premier che dichiara: “60 miliardi di lire sono 30 miliardi di euro”. Con gli spiccioli fa ancora confusione.
(Devono essere gli inconvenienti del frequentare Tremonti)
Berlusconi battuto da L’onore e il rispetto. Ma era solo una fiction.
La fiction con Gabriel Garko batte la diretta di Berlusconi in Abruzzo. Gli italiani hanno scelto quello che recita peggio.
Gabriel Garko al 23% di share: incredibile cosa si è disposti a guardare per dissenso.
(Porta a Porta battuto da Canale 5. Quest’anno Berlusconi non è fortunato coi derby)
Berlusconi: “Sono il miglior premier della storia”. Be’, in genere i migliori sono quelli che se ne vanno.
(Non è lui a essere il miglior premier della storia. È che noi siamo i peggiori italiani)
“Ho battuto anche De Gasperi”. Adesso tocca a quello che c’era prima di lui.
Alla stampa aveva dichiarato: “Sono giovane e bello e non ho bisogno di rubare”. E poi si lamenta che i giornali dicono il contrario della realtà.
(“Non ho bisogno di rubare”. Può smettere quando vuole)
Berlusconi: “Repubblica è un giornale retto da un editore svizzero, con un direttore dichiaratamente evasore fiscale. Non capisco perché non riusciamo ad andare d’accordo”.
Il Giornale: “Le radio italiane sono antiberlusconiane“. Difficile distrarre senza tette e culi.
Feltri prepara il contrattacco: sarebbe già pronto un dossier contro Guglielmo Marconi.
D’Alema: “Spero in un Pdl meno aggressivo“. Non sopporta più tutti quei graffi sulla schiena.
Monito del Papa ai farmacisti cattolici: “Niente farmaci contro la vita”. A picco le azioni del Dr. Gibaud.
“Cattolici, non vendete quei farmaci”. Non male come libero arbitrio.
Sembra che molti farmacisti aderiranno all’obiezione di coscienza. Quell’insegna a forma di croce in effetti era sospetta.
Ora il Papa dà ordini pure ai farmacisti. Sua Sanità.
Scompare Luciano Emmer, il papà di Carosello. In segno di lutto stasera Calimero non verrà lavato.
Maria Perrusi è Miss Italia 2009. Aveva compiuto 18 anni il giorno prima. Per precauzione.”
Buone nuove in edicola
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Oggi è uscito in edicola il primo numero di un nuovo giornale…Il Fatto

Nella mia città è andato esaurito in breve tempo e nonostante la prenotazione fatta dall’edicolante di fiucia non sono riuscito a metterci le mani sopra; per fortuna è possibile scaricalo in formato pdf ai seguenti indirizzi :
http://www.archive.org/download/IlFattoQuotidiano-Numero1/ilfatto20090923.pdf
http://pdf.antefatto.it/fe/ilfatto20090923.pdf
Auguro a tutti una buona lettura e un sentito in bocca al lupo a tutta la redazione…visti i tempi che corrono…
Red carpet sui cadaveri
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Mosca tzé tzé
da Antefatto.it
Il miglior presidente del Consiglio che l’Italia abbia mai avuto negli ultimi 150 anni va ripetendo in giro che la consegna di 47 chalet a 200 dei trentamila sfollati per il terremoto d’Abruzzo dopo appena 162 giorni rappresenta “il cantiere più grande del mondo”, nonché l’opera di ricostruzione più rapida e imponente della storia dell’umanità. Anche meglio della muraglia cinese e della piramide di Cheope. Non parliamo poi della bonifica delle paludi pontine e della battaglia del grano, che gli fanno un baffo. A tenergli bordone c’è l’eccellentissimo Guido Bertolaso, il gran ciambellano della Protezione civile nonché “uomo della Provvidenza” che tutto il mondo ci invidia perché senza di lui non sapremmo proprio come fare: anche lui si loda e si imbroda a proposito della ricostruzione più rapida e imponente eccetera. La stampa al seguito registra e rilancia.
Peccato che non sia più in vita Indro Montanelli, che dopo il terribile sisma del 1980 in Campania e Basilicata, raccolse tra i lettori del suo Giornale (quello vero, non la tetra parodia oggi in edicola) un bel po’ di quattrini e consegnò ai terremotati di Castelnuovo di Conza un intero villaggio di nuove case, il “Villaggio Il Giornale”, inaugurato insieme all’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini 170 giorni dopo il sisma. Cioè soli 8 giorni dopo l’attuale ricostruzione più imponente e più rapida eccetera. Ma ci fu anche chi arrivò molto prima: lo staff di Giuseppe Zamberletti, democristiano lombardo concreto ed efficiente, che senza essere sottosegretario a nulla, ma in veste di commissario straordinario di governo, mise a frutto l’esperienza maturata nel 1976 in Friuli e riuscì a consegnare 150 chalet (identici ai 45 inaugurati ieri dal premier, anche se a pagarli è stata la provincia autonoma di Trento, governata da Lorenzo Dellai, centrosinistra) alla popolazione di Ariano Irpino, che aveva appena pianto 300 morti, riuscendo a seppellirli solo tre settimane dopo. Quando avvenne la consegna? Qualcuno, sentita la premiata ditta B&B, nel senso di Berlusconi & Bertolaso, dirà: sicuramente non prima di 170 giorni, altrimenti gli annunci del presidente del Consiglio e del capo della Protezione civile sarebbero nient’altro che balle. E i giornali che le registrano senza batter ciglio sarebbero nient’altro che uffici stampa. Bene, tenetevi forte: Zamberletti consegnò ad Ariano i primi prefabbricati appena 60 giorni dopo il terremoto e le 150 casette con giardino dopo soli 122 giorni, dando un tetto permanente a 450 persone: la metà dei superstiti. Cioè impiegò ben 40 giorni in meno della ricostruzione più imponente e rapida eccetera, per fare il triplo del migliore presidente del Consiglio degli ultimi 150 e del capo della Protezione civile che tutto il mondo ci invidia.
Con tre lievissime differenze, fra il 1980 e oggi. Primo: il terremoto in Campania e Lucania si estese per quasi due regioni intere, fece 3 mila morti (10 volte quelli d’Abruzzo), 9 mila feriti e 300 mila sfollati. Secondo: all’epoca la Protezione civile non esisteva: i soccorsi erano coordinati dalla radio della Rai, con le telefonate in diretta degli amministratori e dei cittadini. Terzo: scalcinata fin che si vuole, l’Italia era ancora una democrazia. E anche il politico più infame avrebbe esitato un po’, prima di pavoneggiarsi a favore di telecamera su un red carpet di cadaveri.
(Vignetta di Franzaroli)
Ora la possiamo chiamare dittatura…?
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In questi giorni abbiamo assistito ad un attacco indiscriminato nei confronti della democrazia e della libertà di stampa; ieri, poi, con quello spettacolo indegno proposto su Rai1 si è di fatto sancita la fine della democrazia in Italia.
Una trasmissione autocelebrativa durante la quale il “signor” B. non ha fatto altro che raccontare le proprie menzogne e balle su tutto e tutti…non si vedeva nulla di simile dai tempi dell’ U.R.S.S.
Per consentire al padrone di non perdere nemmeno un telespettatore i soliti lacché hanno di fatto “spento” le altre reti non facendo trasmettere nulla di interessante….cazzo anche Matrix…evidentemente non si voleva perdere nemmeno quei 10 telespettatori che abitualmente guardano quella porcheria.
Un tempo la dittatura si instaurava con violente azioni militari oppure con marce di irregolari sulla Capitale qui invece si ricorre al mezzo televisivo sfruttando l’idiozia delle persone…un modo assolutamente in linea con la figura del “signor” B.
Addio democrazia è stato bello ma evidentemente l’Italia non era pronta.
R.I.P. 1946-2008
Secondo Spot
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E poi la chiamano democrazia…
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A giorni “dovrebbe” riprendere la trasmissione Anno Zero di Michele Santoro…nessuno spot in televisione e contratti non rinnovati per i collaboratori…sembrerebbe un nuovo editto bulgaro…
Il terremoto delle bugie
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…dal miglior blog presente in rete (Voglio Scendere) :

Vanity Fair, 9 settembre 2009
Aveva detto che avrebbe passato agosto a L’Aquila, tra i terremotati, e non era vero. Aveva detto che il 4 settembre avrebbe consegnato le prime case a Cese di Preturo, e non è accaduto. Aveva persino detto (il giorno dei funerali con gli occhi lucidi, carezzando orfani) che avrebbe ospitato famiglie di terremotati nelle sue ville, ma nessuno ha mai ricevuto un simile invito.
Tutte le promesse che Silvio Berlusconi affida ai suoi molti telegiornali sono bugie con gambe talmente lunghe e veloci che si fa fatica a inseguirle per verificarle. Fanfare e riflettori le mettono in circolazione (“prima dell’inverno tutti avranno un tetto”) ma finiscono per accumularsi sul palcoscenico della perpetua commedia che ci governa.
Dice Stefania Pezzopane, presidente della Provincia: “C’è un grande malessere in giro. Ci sentiamo ingannati e compressi. Assediati dal tempo. Dispersi. Senza certezze”. Ora che a L’Aquila sono cominciate le piogge, 17 mila terremotati vivono ancora nelle tende e 30 mila sono sparpagliati negli alberghi. Non si sa quante scuole riapriranno. Mancano ancora le graduatorie per l’assegnazione delle nuove case. In compenso i cassintegrati sono saliti a 16.500 e un piano di rilancio produttivo non si è fatto. Tensioni crescono. Solidarietà evaporano. Burocrazie impediscono piccoli lavori e accesso ai rimborsi. Si dismettono le tendopoli, ma le nuove case restano un miraggio. I container utilizzati in Umbria potevano essere una soluzione per il primo anno, ma non sono mai arrivati per non offuscare il record della ricostruzione. Ora arriverà l’inverno e con la neve pure il buio delle telecamere.
Dittatura democratica
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Dimenticatevi la cronica debolezza dell’opposizione. Scordate il ferreo controllo di Silvio Berlusconi sulle televisioni. Lasciate perdere i cento deputati in più che il centro-destra ha alla camera rispetto al centro-sinistra. Intanto il motivo per cui il Cavaliere è ancora saldamente alla guida del governo e minaccia di restarci a lungo, impermeabile a ogni scandalo e ogni insuccesso, non è questo. O meglio non è solo questo. La forza che Berlusconi dimostra in questi giorni, ribattendo colpo su colpo e con ogni mezzo a tutti gli attacchi, ha un’origine diversa e precisa: la legge elettorale.
In altri tempi un premier screditato in tutto il mondo sarebbe stato prima o poi sostituito dalla sua stessa maggioranza. Oggi no. I parlamentari del centro-destra, tra i quali è pure possibile registrare un malumore crescente per lo scontro evidente con il Vaticano e per quello (latente) con gli Usa di Barack Obama, sanno di non poter nemmeno pensare di remare contro il capo. Chi alza la testa, infatti, verrà punito. Come? Con la mancata nomina a parlamentare nella successiva legislatura.
Di fatto, insomma, Berlusconi ha già modificato la tradizionale tripartizione del potere caratteristica di tutte le democrazie liberali. Alla faccia di Montesquieu in Italia potere esecutivo e potere legislativo sono più o meno la stessa cosa. Quello giudiziario – o almeno ciò che ne resta – verrà invece sistemato nei prossimi mesi.
Questa evoluzione, anzi questa involuzione, dovrebbe spingere a qualche riflessione sul concetto stesso di democrazia. Basta cioè andare alle urne ogni cinque anni perché un paese possa definirsi democratico? O invece la democrazia è qualcosa di più complesso: qualcosa che ha a che fare non solo con il modo con cui si sceglie chi sta al potere (il voto), ma anche con quello con cui si controlla chi sta al potere?
Il punto, a ben vedere, è tutto qui. E anche se è ovvio che prima o poi il regime berlusconiano finirà (magari con una ben poco democratica congiura di palazzo), è difficile non pensarla come Veronica, la futura ex moglie del presidente del Consiglio, che già in maggio diceva: «Mio marito insegue lo spirito di Napoleone, non quello del dittatore. Il vero pericolo è che in questo paese la dittatura arrivi dopo di lui, se muore la politica, come temo stia accadendo».
I love Chinaski
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Copio/Incollo dal blog di Chinaski :
A talent for causing things pain
Bell’idea tirar fuori un giubbetto salvagente su un aereo poco prima del decollo. Quale dovrebbe essere il messaggio? Lo sanno che prima di partire io devo fare ogni volta un training autogeno per accettare l’idea della morte? Sto parlando della morte. Sono lì in attesa e guardo gli aerei decollare a uno a uno e penso “ora esplode”, “ora esplode”, “ora esplode”, ma non esplodono mai e invece di tranquillizzarmi mi preoccupo perché penso che ogni aereo che non esplode aumenta le probabilità che esploda l’aereo che prenderò io. Questo lo sanno? Sanno che non amo prendere la navetta ma che preferisco infilarmi direttamente nell’aereo servendomi del tunnel perché vedere l’aereo mi disturba in quanto mi ricorda che trattasi proprio di un aereo e non, che ne so, un altro locale dell’aeroporto? Come l’ultima volta, che mi hanno dato il posto vicino al finestrino dal quale si vede l’ala. Lo sanno che uno dei miei trucchi per non farmi prendere dal panico e alzarmi in piedi a urlare “ora esplode!!! Ora esplode!!!” è pensare di non essere su un aereo ma su un autobus? Vedere l’ala non aiuta, specie se vibra. È normale che vibri a quel modo, hostess? La mia esperienza di vita mi ha insegnato che le cose che vibrano, a maggior ragione se a ottocento chilometri l’ora, va quasi sempre a finire che si staccano. Preferisco quelle ferme. Lo sanno? Sanno che non mi alzo per andare al bagno per non sbilanciare l’aereo e in virtù del ragionamento scaramantico che se finora l’aereo non è esploso significa che ho fatto tutto giusto? Assurdo? Che ne sai? Magari c’è una vite che tiene insieme tutto e che ha bisogno di un solo altro colpetto proprio in quel punto: “Ma sì, vado al bagno!”, e due secondi dopo sei nello stomaco di uno squalo. No, evidentemente non lo sanno.
Allora ti fanno entrare, sorridono, c’è la musichetta rilassante come dal dentista, ti aiutano a mettere via il bagaglio, ti sorridono di nuovo, sorridono sempre, ti fanno sedere, ti accarezzano la testa, sei davvero quasi convinto che andrà tutto bene e poi, zac!, tirano fuori il salvagente. Il messaggio che mi arriva è “occhio: quest’affare può cadere”. No, nemmeno questo aiuta.
Poi ti spiegano minuziosamente come allacciarlo e per me è un’agonia: “Ho capito, ho capito! Ora mettete via quel coso!”, vorrei dirgli, ma loro ci provano gusto. Intanto io cerco di distrarmi, guardo a sinistra e c’è l’ala, guardo a destra è c’è un bambino danese biondissimo con il musetto spavaldo che ascolta la musica con il suo lettore mp3, mi viene voglia di prenderglielo dalle mani e di sbriciolarlo come un wafer: “Vuoi farci precipitare tutti, brutto imbecille?”; oltre il bambino danese, un’altra ala, non ho pace, davanti a me la hostess sta mostrando come si ricuce un arto, tutto molto dettagliato, ma hanno una vaga idea del casino che c’è a bordo di un aereo che sta precipitando? Davvero pensano che, nel momento in cui la carlinga verrà squarciata da un fulmine o da un missile e le persone verranno risucchiate fuori urlando disperate nei grigi cumulonembi a decine e decine e io sarò aggrappato con le unghie e i denti al sedile e agli ultimi brandelli della mia stupida vita con gli occhi strizzati di pioggia e di terrore e il buio i gabbiani e la grandine e un rumore infernale, davvero pensano, dicevo, che avrò la lucidità e la calma di sfilare il mio salvagente da sotto il sedile, di indossarlo come mi è stato insegnato e di ricordare quando e come si tirano le cordicelle? No, non lo pensano.
Il fatto è che a me volare piace. Il decollo, l’atterraggio. Mi piace meno il volo lineare, lì devo distrarmi. Leggere, non ci riesco. Cioè posso leggere ma non capisco le parole. “Prese palindromo direzione Albert catamarano”. Non capisco un cazzo. Dormire, non ne parliamo. Spesso ho dei compagni di volo che dormono. Uno dormiva durante il decollo. Li odio. Vorrei svegliarli urlando “fsssss! Il giubbett!!! Fsss!!! Mayday!!! Mayday!!!”, per vedere la faccia che fanno. “Torna pure a dormire, adesso”. Ma probabilmente si impasticcano, soluzione che sto vagliando (nella vita in generale, dico).
Alla fine ho scoperto che le cose vanno un po’ meglio se chiacchiero. Non è assurdo? Io che sono un misantropo scorbutico ombroso antipatico, sugli aerei divento uno zucchero. Gentile, sorrido, mi interesso di tutto, mi sono persino infilato tra due donne che chiacchieravano, l’ultima volta, le ho ascoltate di nascosto per cinque minuti aspettando che mi dessero un aggancio credibile e quando hanno detto la parola “treno” sono sbottato:
“Ah!”
“…”
“Il treno!”
“…”
“Non mi parlate dei treni”.
E ho attaccato un discorso di una banalità disgustosa sui ritardi dei treni, ho provato pena per me stesso. Però pensavo “queste due scrofe andranno in brodo di giuggiole a sentire queste fesserie sui ritardi dei treni”, e intanto sorridevo e dicevo una serie di cose che nemmeno penso, ho persino parlato degli extracomunitari accattoni che salgono e ti estorcono un euro cercando di impietosirti con gli errori grammaticali, convinto di raccogliere una standing ovation visto il target del mio discorso, e invece mi guardavano un po’ spaesate, esattamente con una faccia del tipo “ma che sta facendo?”. Non sono abituato a interagire con gli esseri umani, si vede, e comunque avrei dato qualsiasi cosa pur di essere su un treno.
Alla fine mi hanno lasciato perdere e mi hanno tagliato fuori parlando di bambini.
“Ah!”
“…”
“I bambini!”.
“…”
“Quando piangono la notte”.
“…”
“Gli devi comprare l’astuccio”.
“…”
“La difterite”.
Ma niente.
Nel preciso momento in cui atterriamo, spengo il sorriso, strappo le cinture, mi alzo di scatto dal sedile e sgomito in faccia a tutti fino all’uscita, saluto le hostess come a dire “siamo atterrati, è normale” e mi dileguo per il tunnel. Mentre aspetto i bagagli, vedo il mio compagno di viaggio che mi guarda da lontano e sorride. Patetico: pensa che adesso siamo amici. Senza fare nemmeno una smorfia, mi giro dall’altra parte, ecco la mia valigia, la prendo, sono già in autostrada in derapata a centocinquanta all’ora al sicuro nella mia macchina, saldamente incollato al pianeta.
AKUTO No Ken….
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…stessi protagonisti del filmato precedente :





